Pubblicato il Maggio 11, 2024

Il passaggio al trail running non è un cambio di scarpe, ma una profonda trasformazione della mentalità: da atleta che controlla le metriche a esploratore che legge l’ambiente.

  • Abbandona l’ossessione per il passo al chilometro e impara a ragionare in termini di tempo e sforzo.
  • Sviluppa una visione periferica per “decodificare” il sentiero e anticipare gli ostacoli, garantendo sicurezza e fluidità.
  • L’autosufficienza è la regola d’oro: l’equipaggiamento non è un optional, ma il tuo sistema di sicurezza in un ambiente imprevedibile.

Raccomandazione: Inizia con sentieri classificati “T” (Turistico) o “E” (Escursionistico) facile, concentrandoti sulle sensazioni e sulla tecnica, non sulla velocità. La montagna ha le sue regole, imparare a rispettarle è il primo passo per amarla.

Benvenuto nel fantastico mondo del trail running! Se sei un corridore abituato al ritmo costante dell’asfalto, l’idea di lanciarti tra boschi, rocce e montagne può essere tanto eccitante quanto intimidatoria. Probabilmente hai già sentito i consigli più comuni: “compra delle scarpe adatte”, “rallenta”, “fai attenzione”. Questi suggerimenti sono validi, ma sono solo la punta dell’iceberg. Non colgono la vera essenza della transizione, che è molto più profonda di un semplice cambio di attrezzatura.

La paura di farsi male, di perdersi o di non essere all’altezza è del tutto normale. Nasce da un presupposto errato: tentare di applicare la logica della strada a un ambiente che segue regole completamente diverse. L’asfalto è prevedibile, un nastro su cui misurare performance quasi scientifiche. Il sentiero, invece, è un organismo vivo, imprevedibile e selvaggio, che richiede ascolto, adattamento e umiltà.

E se la vera chiave per una transizione sicura e gioiosa non fosse correre più forte o avere l’ultimo modello di orologio GPS, ma imparare a cambiare mentalità? E se, invece di cercare di “conquistare” la montagna, imparassimo a dialogare con essa? Questo è il nostro approccio. Non ti daremo solo una lista della spesa, ma ti insegneremo a pensare come un trail runner. Ti guideremo passo dopo passo a decodificare il linguaggio della natura, a gestire lo sforzo in modo intelligente e a diventare un esploratore consapevole e autosufficiente.

In questa guida, affronteremo le differenze cruciali tra i due mondi, smontando le abitudini da stradista che in montagna diventano pericolose. Imparerai a leggere il terreno, a scegliere l’equipaggiamento giusto con cognizione di causa e ad affrontare anche i sentieri più tecnici, come quelli delle Dolomiti, con la giusta preparazione. Sei pronto a iniziare questa trasformazione?

Perché nel trail devi smettere di guardare il passo al km e iniziare a ragionare in ore di cammino?

La prima, e forse più difficile, abitudine da abbandonare per un runner da strada è l’ossessione per il passo al chilometro. Sull’asfalto, il passo è il re: un dato oggettivo che misura la tua performance. Nel trail, quel numero diventa quasi irrilevante, se non addirittura fuorviante. Un chilometro di sentiero pianeggiante nel bosco non ha nulla a che vedere con un chilometro di salita rocciosa a 2000 metri. Insistere a voler mantenere un certo passo ti porterà solo a un esaurimento precoce o, peggio, a un infortunio.

La vera metrica del trail running è il tempo di percorrenza, strettamente legato allo sforzo percepito e al dislivello. Devi imparare a pensare in termini di “ore in movimento” e non di “chilometri percorsi”. Questo cambio di prospettiva è fondamentale per la gestione delle energie e per la sicurezza. Un’uscita non si pianifica più pensando “faccio 10 km”, ma “starò fuori per circa 2 ore”. Questa logica ti obbliga a considerare l’alimentazione, l’idratazione e l’abbigliamento in funzione della durata e non della distanza.

Il concetto è così radicato che persino le gare ufficiali lo riflettono. Secondo il regolamento FIDAL, per essere classificata come “trail”, una gara non deve avere più del 20% del percorso su asfalto. Nelle Skyrace, competizioni tecniche con grandi dislivelli, il tempo è l’unico vero indicatore. L’obiettivo diventa completare il tracciato entro un certo tempo limite, non raggiungere un record di velocità media. Inizia a usare il cardiofrequenzimetro basandoti sulle zone di frequenza cardiaca invece che sul passo: sarà un indicatore molto più fedele del tuo sforzo reale.

Una regola pratica per iniziare? Per un percorso trail, stima di impiegare da 1.5 a 2 volte il tempo che impiegheresti sulla stessa distanza su strada. Poi, aggiungi circa un minuto per ogni 10 metri di dislivello positivo. È un calcolo approssimativo, ma ti aiuterà a sviluppare la nuova mentalità da esploratore, focalizzata sulla gestione e non sulla performance pura.

Come scansionare il sentiero 5 metri avanti per decidere dove mettere i piedi in millisecondi?

Sull’asfalto, puoi permetterti di correre quasi “a occhi chiusi”, perso nei tuoi pensieri. Nel trail, questa disattenzione si paga cara. La seconda grande abilità da sviluppare è la decodifica ambientale: la capacità di leggere il terreno davanti a te in frazioni di secondo per prendere decisioni immediate su dove e come appoggiare il piede. I trail runner esperti non guardano mai dove stanno mettendo i piedi in quel preciso istante, ma sono sempre proiettati 3-5 metri più avanti.

Immagina il tuo sguardo come una fisarmonica che si apre e si chiude continuamente. Con la visione periferica, analizzi la zona a 3-5 metri per identificare la linea migliore, notando radici, sassi instabili o zone scivolose. Mentre il tuo corpo si muove verso quella zona, il tuo cervello ha già registrato la sequenza di 2-3 appoggi successivi. Nel frattempo, lo sguardo si è già spostato più avanti, per analizzare la prossima sezione del sentiero. È un processo continuo e quasi inconscio che garantisce fluidità e sicurezza, permettendoti di mantenere un ritmo costante senza doverti fermare a ogni ostacolo.

Questa tecnica visiva, tuttavia, non è nulla senza una solida propriocezione, ovvero la capacità del corpo di percepire la propria posizione nello spazio. Caviglie forti e reattive sono la tua assicurazione sulla vita. Se il piede atterra su una pietra instabile, è la reattività della caviglia a correggere l’assetto e a prevenire una distorsione. Per allenare questa capacità, sono fondamentali esercizi specifici.

Vista soggettiva di un trail runner che analizza il sentiero roccioso davanti a sé con diversi punti focali

Come puoi vedere in questa immagine, lo sguardo non è fisso su un singolo punto, ma scansiona costantemente diverse zone a profondità differenti. Per migliorare questa abilità, integra nella tua routine questi esercizi:

  • Equilibrio su una gamba: Inizia su una superficie stabile, poi passa a un cuscino o una tavoletta oscillante. Questo rafforza enormemente le caviglie.
  • Passo corto e frequente: Una cadenza più alta (più passi al minuto) riduce il tempo di contatto col suolo, minimizzando il rischio di perdere l’equilibrio su terreni sconnessi.
  • Corsa a ginocchia alte e skip: Migliorano la reattività e la coordinazione, essenziali per superare rapidamente gli ostacoli.

Borraccia a mano o zainetto idrico: cosa serve davvero per un’uscita di 15km nei boschi?

In città, per un’uscita di 10-15 km, potresti non portare nemmeno l’acqua, contando sulle fontanelle. In montagna, questo approccio è impensabile e pericoloso. L’autosufficienza consapevole è un pilastro del trail running. Devi avere con te tutto ciò che ti serve per idratarti e nutrirti, perché i “punti di ristoro” potrebbero non esistere o essere chiusi. La scelta del sistema di idratazione dipende principalmente dalla durata dell’uscita e dal dislivello, più che dalla distanza.

Per uscite brevi, sotto l’ora e con poco dislivello, una soft flask (borraccia morbida) da 500ml tenuta in mano o in una tasca può essere sufficiente. Per uscite tra 1 e 2 ore, una cintura con due flask ti permette di portare fino a 1 litro di liquidi e magari un gel. Quando le uscite superano le 2 ore o il dislivello si fa importante, lo zainetto idrico (o gilet da trail) diventa indispensabile. Non solo per la sacca idrica interna (da 1.5-2 litri), ma per lo spazio extra dove riporre barrette, gel, giacca antivento e altro materiale essenziale.

La necessità di essere equipaggiati non è solo buon senso, ma è un requisito fondamentale in qualsiasi competizione. Come specificato nei regolamenti di molte gare trail in Italia, tra cui la Dolomiti Extreme Trail, gli organizzatori effettuano controlli sul materiale obbligatorio sia alla partenza che a sorpresa lungo il percorso. Essere trovati senza l’equipaggiamento richiesto significa squalifica immediata, perché mette a rischio la tua sicurezza e quella dei soccorritori.

Per orientarti nella scelta, puoi usare come riferimento questa tabella, che mette in relazione la durata dell’uscita con la soluzione idrica più adatta.

Guida alla scelta dell’equipaggiamento idrico per durata e dislivello
Durata/Dislivello Soluzione Idrica Capacità Extra Necessari
< 1h / <300m D+ Soft flask a mano 500ml Nessuno
1-1.5h / 300-500m D+ Cintura con 2 flask 2x500ml 1 gel energetico
1.5-3h / >500m D+ Zaino idrico leggero 5-10L (1.5L acqua) 2-3 gel/barrette, sali
>3h / >800m D+ Zaino trail completo 10-15L (2L acqua) Kit completo + emergenza

L’errore di partire leggero come in città ignorando che nel bosco la temperatura scende di 5 gradi

Un altro errore mortale importato dalla strada è vestirsi basandosi sulla temperatura alla partenza. In montagna, il meteo e le condizioni possono cambiare in modo repentino e drastico. Una giornata di sole in fondovalle può trasformarsi in un temporale con vento e freddo in quota. Partire “leggeri” perché “tanto fa caldo” è una scommessa che non puoi permetterti di perdere. La regola è semplice: spera per il meglio, ma preparati al peggio.

Devi considerare il gradiente termico verticale: la temperatura diminuisce con l’aumentare dell’altitudine. Le rilevazioni meteorologiche alpine standard indicano una perdita di circa 0,6-1°C ogni 100 metri di dislivello positivo. Questo significa che se parti a 1000 metri con 15°C, a 2000 metri potresti trovare solo 5°C, senza contare l’effetto del vento (wind chill) che abbassa ulteriormente la temperatura percepita. Un semplice bosco fitto può già creare una differenza di diversi gradi rispetto a un prato soleggiato.

La soluzione è adottare un sistema di vestizione a “cipolla” (o a strati), che ti permette di adattarti rapidamente ai cambiamenti. Ogni strato ha una funzione specifica e il materiale è cruciale: il cotone è bandito, perché trattiene il sudore e ti fa raffreddare rapidamente. Si usano solo materiali tecnici traspiranti.

Ecco come strutturare il tuo abbigliamento per non farti mai sorprendere:

  • Strato base (a contatto con la pelle): Una maglia tecnica in materiale sintetico o lana merino. Il suo scopo è allontanare il sudore dalla pelle per mantenerti asciutto.
  • Strato intermedio (termico): Un pile leggero o una maglia a maniche lunghe. Questo strato serve a intrappolare l’aria e a isolarti dal freddo. Si indossa solo se la temperatura è bassa.
  • Strato esterno (protettivo): Una giacca antivento e/o antipioggia. Questo è l’elemento irrinunciabile da avere sempre nello zaino, anche in una giornata di sole splendente. Ti protegge da vento e pioggia, evitando una pericolosa ipotermia.
  • Accessori: Cuffia o bandana, guanti leggeri e un buff multiuso sono leggeri ma possono fare un’enorme differenza in caso di freddo improvviso. Avere una maglia asciutta di ricambio nello zaino è un’ottima abitudine per le uscite più lunghe.

Come scegliere un sentiero adatto ai principianti usando le app di mappatura senza finire in un canalone?

L’entusiasmo del neofita può essere un’arma a doppio taglio. Vedere una traccia interessante su un’app come Komoot o AllTrails e partire all’avventura senza un’analisi critica è il modo più rapido per trovarsi in situazioni pericolose. Non tutti i sentieri sono uguali, e ciò che un escursionista esperto considera una “passeggiata”, per un trail runner principiante può essere un incubo tecnico. Per fortuna, in Italia abbiamo un sistema di classificazione standardizzato che ci viene in grande aiuto: la scala di difficoltà del CAI (Club Alpino Italiano).

Prima di scaricare una traccia GPX, verifica sempre la sua classificazione. I sentieri sono generalmente suddivisi in:

  • T (Turistico): Percorsi su stradine, mulattiere o comodi sentieri. Il tracciato è evidente e non presenta difficoltà tecniche. Sono perfetti per iniziare.
  • E (Escursionistico): Sentieri che si snodano su terreni di vario genere (boschi, pascoli), ma sempre ben segnalati. Possono avere pendenze moderate e richiedono un minimo di allenamento e senso dell’orientamento. La maggior parte dei percorsi da trail running rientra in questa categoria.
  • EE (per Escursionisti Esperti): Itinerari che includono passaggi su terreno impervio, pendii scivolosi, tratti esposti o che richiedono l’uso delle mani per l’equilibrio. Da evitare assolutamente se sei alle prime armi.

Quando usi un’app, non limitarti a guardare distanza e dislivello. Analizza il profilo altimetrico: una salita costante è molto diversa da un percorso con continui “strappi” ripidi. Controlla il tipo di superficie indicato (se disponibile) e leggi i commenti degli altri utenti, che spesso forniscono informazioni preziose sulle reali condizioni del sentiero. L’elemento di scoperta ed esplorazione è il cuore del trail running, ma deve essere affrontato con preparazione.

Per partire con il piede giusto, segui questa checklist prima di ogni uscita. Ti aiuterà a consolidare le buone abitudini e a correre in sicurezza.

Il tuo piano d’azione pre-uscita

  1. Verifica l’attrezzatura: Assicurati di usare scarpe da trail. Le loro suole hanno un grip progettato per fango, rocce e radici, a differenza delle scarpe da strada. Controlla che il resto dell’equipaggiamento sia pronto.
  2. Analizza il percorso: Scegli un sentiero T o E facile. Studia la mappa, la classificazione CAI, il dislivello e i punti di riferimento. Scarica la traccia GPX offline sul tuo telefono o orologio.
  3. Controlla il meteo: Non guardare solo le previsioni per la città più vicina, ma cerca un bollettino meteorologico specifico per la montagna (es. ARPA regionale). Sii pronto a cambiare piano se le condizioni sono avverse.
  4. Informa qualcuno: Comunica a un amico o a un familiare il tuo itinerario esatto e l’orario previsto di rientro. È una regola di sicurezza non negoziabile.
  5. Valuta di unirti a un gruppo: Fare le prime uscite con un gruppo sportivo locale di trail running è il modo migliore per imparare in fretta, scoprire nuovi sentieri in sicurezza e ricevere consigli da persone esperte.

Perché dovresti avere sempre una mappa fisica anche se hai l’orologio cartografico?

Nell’era degli orologi GPS cartografici e delle app per smartphone, portare con sé una mappa fisica e una bussola può sembrare un’abitudine anacronistica. In realtà, è un elemento fondamentale della tua sicurezza, specialmente in Italia. La tecnologia è fantastica, ma ha due grandi nemici in montagna: le batterie che si scaricano e i segnali GPS che spariscono tra gole profonde o boschi fitti. Cosa faresti se il tuo orologio si spegnesse a metà di un sentiero che non conosci?

La mappa fisica non ha batterie. È la tua ancora di salvezza, il tuo piano B che non ti tradisce mai. Ma c’è un motivo ancora più importante e specifico per il contesto italiano: la comunicazione con il Soccorso Alpino. In caso di emergenza, i soccorritori usano come riferimento principale la numerazione dei sentieri CAI e i toponimi (nomi di luoghi) presenti sulle carte topografiche ufficiali, come le carte Tabacco per il Triveneto o le Kompass. Dire “sono vicino al bivio tra il sentiero 401 e il 402” permette una localizzazione immediata. Comunicare le coordinate GPS del tuo orologio può essere meno efficace, specialmente se il dispositivo usa un sistema di riferimento diverso da quello delle squadre di soccorso.

Avere una mappa ti permette anche di avere una visione d’insieme del territorio che un piccolo schermo non potrà mai darti. Ti aiuta a identificare vie di fuga, a capire la morfologia della valle e a prendere decisioni strategiche se devi cambiare i tuoi piani. Per renderla uno strumento utile e non un ingombro, impara queste semplici tecniche:

  • Orientamento base: Prima di consultarla, orienta sempre la mappa verso Nord usando la bussola. In questo modo, ciò che vedi sulla carta corrisponderà a ciò che vedi nel paesaggio.
  • Triangolazione della posizione: Identifica sulla mappa e nel paesaggio almeno due o tre punti di riferimento certi (una cima, un rifugio, un ponte) per capire esattamente dove ti trovi.
  • Protezione e praticità: Tieni la mappa piegata sulla sezione che ti interessa e protetta in una busta di plastica trasparente e impermeabile.
  • Uso attivo: Usa una matita per segnare i tempi di passaggio ai punti chiave. Ti aiuterà a monitorare i tuoi progressi rispetto alla pianificazione.

Da ricordare

  • Mentalità prima della metrica: Il successo nel trail si misura in gestione dello sforzo e tempo, non in passo al chilometro.
  • Lettura del terreno: La tua sicurezza dipende dalla capacità di scansionare il sentiero e anticipare gli ostacoli, non dalla reattività istintiva.
  • Autosufficienza non negoziabile: L’equipaggiamento (acqua, cibo, abbigliamento protettivo) non è un peso, ma la tua polizza sulla vita in un ambiente imprevedibile.

Come stivare il materiale obbligatorio per passare i controlli in 30 secondi senza svuotare tutto?

Avere il materiale obbligatorio è il primo passo, ma saperlo organizzare in modo intelligente nello zaino è ciò che fa la differenza tra un runner efficiente e uno che perde tempo prezioso e si innervosisce. Durante una gara, un controllo del materiale può avvenire in qualsiasi momento. Dover svuotare tutto lo zaino sotto la pioggia per trovare il telo termico è una situazione frustrante e potenzialmente pericolosa. Una buona organizzazione, inoltre, ti permette di accedere rapidamente a ciò che ti serve (un gel, la giacca antivento) senza doverti fermare a lungo.

Il principio guida è: metti le cose che usi più spesso nelle tasche più accessibili e quelle per le emergenze sul fondo o negli scomparti principali. I moderni zaini da trail sono progettati con questa logica, con numerose tasche frontali e laterali. Per esempio, una gara iconica come la Lavaredo Ultra Trail, con i suoi 120 km e 5.800 metri di dislivello positivo, richiede un’organizzazione meticolosa del materiale obbligatorio che include telo termico, fischietto, giacca impermeabile, riserva idrica e molto altro.

Impara a pensare al tuo zaino come a un armadio organizzato per zone, dove ogni cosa ha il suo posto fisso. Questo ti permette di creare una “memoria muscolare” e trovare ciò che cerchi anche al buio o in condizioni di stanchezza. Ecco un esempio di come potresti organizzare il tuo materiale.

Organizzazione dello zaino per gare trail di diversa lunghezza
Zona Zaino Trail 20-40km Ultra Trail 40-80km Ultra Trail 100km+
Tasche frontali Gel, telefono Gel, telefono, sali Nutrizione rapida, fischietto
Tasche laterali Soft flask 500ml 2x soft flask 500ml Flask + bastoncini pieghevoli
Scomparto superiore Giacca antipioggia Giacca + pantavento Kit meteo completo
Scomparto centrale Kit primo soccorso base Primo soccorso + ricambi Tutto il materiale obbligatorio
Fondo zaino Telo termico Telo termico + frontale Emergenza + batterie riserva

Anche per le tue uscite di allenamento, abituati a usare sempre la stessa disposizione. In questo modo, preparare lo zaino diventerà un automatismo e, soprattutto, sarai sempre sicuro di avere con te tutto l’essenziale, organizzato in modo logico e accessibile. La gestione del materiale è parte integrante dell’allenamento.

Come affrontare i single track delle Dolomiti senza distruggersi le caviglie alla prima discesa?

Arriviamo al punto che spaventa di più i neofiti: la discesa tecnica. I single track ripidi e rocciosi, come quelli che si trovano sulle Dolomiti, possono sembrare un campo minato per le caviglie. L’istinto del principiante è quello di irrigidirsi, frenare con i talloni e scendere con il baricentro alto e arretrato. È la ricetta perfetta per una caduta o una distorsione. La tecnica corretta è controintuitiva: bisogna essere rilassati, agili e quasi “danzare” sui sassi.

La chiave è abbassare il baricentro, piegando leggermente le ginocchia e il busto in avanti, e usare le braccia larghe per bilanciare il corpo. Gli appoggi devono essere leggeri e rapidi, prevalentemente sull’avampiede, non sul tallone. Immagina di essere una palla che rimbalza agilmente tra gli ostacoli, non un sacco di patate che frana a valle. Questo stile di corsa non solo è più sicuro, ma è anche molto meno traumatico per le articolazioni, perché sono i muscoli (quadricipiti in primis) ad assorbire l’impatto, non le ossa e i legamenti.

Trail runner in discesa tecnica su ghiaione dolomitico con tecnica del ballerino

Ovviamente, questa “danza” non si improvvisa. Richiede una solida base di forza muscolare specifica, equilibrio e propriocezione. Senza muscoli delle gambe e del core forti, è impossibile controllare la discesa. Ecco perché una routine di potenziamento è tanto importante quanto la corsa stessa. Secondo i principali preparatori atletici, esercizi di forza mirati sono fondamentali per preparare il corpo allo stress della discesa e prevenire gli infortuni.

Integra questa breve routine nel tuo allenamento settimanale per costruire la forza necessaria:

  • Squat e Affondi: Sono i re degli esercizi per le gambe. Rafforzano quadricipiti, glutei e femorali. Concentrati su un’esecuzione lenta e controllata.
  • Calf raise (sollevamenti sui polpacci): Eseguiti su una gamba sola, potenziano i polpacci e migliorano la stabilità della caviglia.
  • Esercizi eccentrici: Concentrati sulla fase di “discesa” del movimento. Ad esempio, in uno squat, scendi molto lentamente (5 secondi) e risali velocemente. Questo simula il lavoro muscolare in discesa.
  • Balzi e pliometria: Salti su gradini o piccoli ostacoli migliorano la reattività e la capacità del corpo di assorbire gli impatti.

Ora hai tutte le basi teoriche per iniziare questa magnifica avventura. Ricorda che la transizione è un processo graduale. Sii paziente con te stesso, ascolta il tuo corpo e, soprattutto, goditi ogni singolo passo nel meraviglioso ambiente che hai scelto di esplorare. Il prossimo passo è il più bello: allaccia le scarpe, scegli un sentiero facile e inizia la tua avventura. Buon divertimento!

Scritto da Pietro Vitali, Guida Alpina UIAGM e Istruttore di Trail Running con 15 anni di esperienza nelle Dolomiti. Specializzato in sicurezza in ambiente montano e tecnica di corsa su terreni sconnessi.