
Scegliere la scarpa da running sbagliata non è sfortuna, ma un errore diagnostico che, in presenza di alluce valgo o piedi piatti, porta quasi sempre a un infortunio.
- La misura corretta non è quella del tuo piede a riposo, ma quella misurata a fine giornata, con almeno 1 cm di spazio extra.
- La tecnica di allacciatura può risolvere problemi di pressione e stabilità che nessuna scarpa, da sola, può correggere.
- Passare a un drop basso senza una transizione adeguata è uno degli errori più comuni e pericolosi per chi ha problemi al tendine d’Achille.
Raccomandazione: Prima di acquistare la prossima scarpa, impara a eseguire un’auto-diagnosi biomeccanica: analizza la forma del tuo piede, la tua andatura e i segnali di dolore che il corpo ti invia.
Il dolore sordo che si insinua nell’arco plantare dopo una decina di chilometri. L’intorpidimento delle dita che costringe a fermarsi per slacciare le scarpe. Il fastidio crescente alla base dell’alluce che trasforma ogni appoggio in una smorfia. Per un runner che soffre di alluce valgo o piedi piatti, queste non sono eventualità, ma una cronaca quasi quotidiana. La reazione istintiva è dare la colpa alla scarpa “sbagliata” e iniziare una ricerca infinita del modello “perfetto”, spesso basandosi su consigli generici come “prendila più larga” o “sceglila con più ammortizzazione”.
Questi consigli, pur partendo da una base di buon senso, falliscono perché trattano il sintomo e non la causa. La questione non è trovare una scarpa comoda, ma un dispositivo tecnico in grado di gestire e correggere uno squilibrio biomeccanico. L’approccio corretto non è quello di un consumatore, ma quello di un tecnico. L’errore non risiede nell’acquisto di un modello piuttosto che un altro, ma in una diagnosi errata del proprio bisogno funzionale. Quando si ha una patologia strutturale, la scarpa smette di essere un accessorio e diventa parte di una strategia di prevenzione attiva.
Questo articolo abbandona le platitudini e adotta una prospettiva medico-sportiva. Il nostro obiettivo è fornirti gli strumenti per effettuare una vera e propria diagnosi biomeccanica, trasformando la scelta della scarpa in un atto terapeutico consapevole. Analizzeremo come la misura, l’allacciatura, il drop e la struttura della scarpa interagiscono con la tua specifica condizione, per permetterti non solo di correre senza dolore, ma di proteggere la tua intera catena cinetica da futuri infortuni.
In questa guida approfondita, esamineremo i fattori tecnici cruciali che devi considerare, trasformando un acquisto frustrante in una decisione informata e risolutiva. Ogni sezione è progettata per rispondere a una domanda specifica e smontare un errore comune.
Sommario: Guida tecnica alla scelta della scarpa da running per patologie del piede
- Perché il 40% dei runner acquista scarpe troppo strette causando intorpidimento alle dita?
- Come allacciare le scarpe per ridurre la pressione sul collo del piede senza perdere stabilità?
- Soletta ortopedica o scarpa antipronazione: quale soluzione corregge meglio la tua postura?
- L’errore di passare a un drop zero quando hai il tendine d’Achille corto o infiammato
- Quando inserire la scarpa nuova negli allenamenti lunghi per evitare vesciche da sfregamento?
- Ammortizzazione estrema o reattività: cosa salva davvero i tendini sull’asfalto rovente?
- Perché il dolore che scompare a caldo è il più pericoloso per i tendini?
- I 3 segnali sottili che il tuo corpo ti invia 2 settimane prima di un infortunio serio (e che tu ignori)
Perché il 40% dei runner acquista scarpe troppo strette causando intorpidimento alle dita?
L’errore più comune e apparentemente banale nella scelta di una scarpa da running è la misura. Molti runner acquistano la stessa taglia delle loro scarpe di tutti i giorni, ignorando un principio fisiologico fondamentale: durante la corsa, il piede si gonfia e si allunga. Questa espansione, unita all’impatto ripetuto, richiede uno spazio extra che, se assente, provoca una compressione sull’avampiede. Il risultato è il classico intorpidimento o formicolio alle dita, un segnale di allarme di una ridotta circolazione sanguigna e di una potenziale compressione nervosa. Non è un caso se, secondo diverse analisi della letteratura scientifica, il 63% dei runner soffre di infortuni agli arti inferiori, spesso correlati anche a una scelta inadeguata della calzatura.
Per chi soffre di alluce valgo, una scarpa stretta non è solo scomoda, ma dannosa. La pressione laterale costante sulla “cipolla” (la protuberanza ossea) ne infiamma la borsa sinoviale, peggiorando il dolore e accelerando la deformità. L’avampiede deve avere lo spazio per “respirare” e le dita devono potersi muovere liberamente. Lo spazio corretto tra l’alluce e la punta della scarpa dovrebbe essere di circa 1 cm, equivalente alla larghezza di un pollice. Questo spazio, chiamato “toe box”, è vitale per permettere al piede di allungarsi naturalmente durante la fase di spinta senza urtare contro la tomaia.
Checklist pratica: Il test del centimetro per la misura perfetta
- Misura i piedi la sera: È il momento della giornata in cui sono più gonfi a causa dell’attività e della gravità. Mai al mattino.
- Indossa le calze tecniche: Prova sempre le scarpe con le calze specifiche che usi per correre, poiché il loro spessore influisce sulla calzata.
- Verifica lo spazio in punta: Una volta indossata la scarpa e con il tallone ben posizionato in fondo, assicurati che ci sia almeno 1 cm (un dito pollice) tra il tuo alluce e la fine della scarpa.
- Controlla la larghezza: Le dita devono potersi allargare e muovere senza sentirsi compresse lateralmente. Per l’alluce valgo, cerca modelli con una forma dell’avampiede più ampia.
- Testa il tallone: Cammina e fai qualche saltello sul posto. Il tallone non deve scivolare o sollevarsi eccessivamente. Un leggero movimento è normale, ma uno slittamento eccessivo indica una misura errata o una forma del tallone non adatta.
Ignorare questi semplici passaggi significa condannarsi a vesciche, unghie nere e, nel lungo periodo, a un peggioramento delle patologie esistenti. La misura corretta non è un’opinione, ma un requisito tecnico imprescindibile.
Come allacciare le scarpe per ridurre la pressione sul collo del piede senza perdere stabilità?
Spesso si sottovaluta il potere dell’allacciatura, considerandola un gesto automatico. In realtà, è uno strumento di personalizzazione potentissimo, capace di trasformare una scarpa standard in un supporto quasi su misura. Per un runner con alluce valgo o un collo del piede alto, l’allacciatura tradizionale “a incrocio” può creare punti di pressione insopportabili. La chiave è distribuire la tensione dei lacci in modo strategico, scaricando le zone sensibili senza sacrificare il contenimento del piede.
Una delle tecniche più efficaci per l’alluce valgo è la cosiddetta “finestra” o “salto di un occhiello”. Questa tecnica consiste nel far passare il laccio direttamente verso l’alto sul lato della scarpa dove si trova la protuberanza, saltando l’incrocio sopra l’area dolente. In questo modo si crea una “finestra” priva di pressione, che permette alla tomaia di adattarsi alla forma del piede senza comprimere l’alluce valgo. Per chi ha i piedi piatti, invece, la sfida è opposta: garantire la massima stabilità per controllare l’iperpronazione.

In questo caso, la tecnica del “nodo del corridore” o “blocco del tallone” (heel lock) è risolutiva. Utilizzando l’ultimo occhiello extra, spesso ignorato, si crea un anello attraverso cui far passare il laccio opposto. Tirando i lacci, questo sistema blocca saldamente il tallone nella sua sede, impedendo al piede di scivolare in avanti e migliorando drasticamente la stabilità del mesopiede. Ciò riduce il lavoro eccessivo dei muscoli stabilizzatori e previene le vesciche da sfregamento.
Studio di caso: Il “nodo del corridore” per il controllo dei piedi piatti
Come descritto da diversi esperti di running, tra cui il blog PassSport, l’allacciatura con “blocco del tallone” è particolarmente efficace per i runner con un arco plantare basso. Questa tecnica aumenta il contenimento del mesopiede e impedisce al piede di slittare all’interno della scarpa durante la rullata. Per un piede piatto che tende a pronare (cedere verso l’interno), questo slittamento accentua il problema. Il “nodo del corridore” ancora il piede alla scarpa, migliorando il controllo della pronazione e riducendo il rischio di infiammazioni come la fascite plantare o la tendinite tibiale, senza dover stringere eccessivamente la zona dell’avampiede.
Sperimentare con l’allacciatura è un’operazione a costo zero che può avere un impatto enorme sul comfort e sulla prevenzione degli infortuni. È il primo passo per personalizzare la calzata prima ancora di considerare soluzioni più drastiche.
Soletta ortopedica o scarpa antipronazione: quale soluzione corregge meglio la tua postura?
Per chi ha i piedi piatti, il mercato offre due soluzioni principali: la scarpa stabile (categoria A4 o antipronazione) e il plantare ortopedico su misura da inserire in una scarpa neutra (A3). La scelta tra le due opzioni non è banale e dipende dalla gravità della condizione e dal livello di personalizzazione richiesto. Una scarpa antipronazione è una soluzione “standardizzata”: integra un supporto mediale più denso nell’intersuola per contrastare la tendenza del piede a cedere verso l’interno. È efficace per una pronazione lieve o moderata e rappresenta un buon punto di partenza.
Il plantare ortopedico, al contrario, è una soluzione 100% personalizzata. Creato da un tecnico ortopedico o da un podologo dopo un’analisi baropodometrica, è modellato sulla specifica anatomia del piede del runner. Non si limita a sostenere l’arco plantare, ma può correggere squilibri complessi dell’intera catena cinetica, dal retropiede fino al bacino. È la scelta d’elezione per piedi piatti di grado severo, differenze di lunghezza degli arti o per runner che continuano ad avere infortuni nonostante l’uso di scarpe stabili.
La differenza sostanziale risiede nel concetto di correzione generica contro correzione specifica. La scarpa A4 offre un aiuto, ma non può tenere conto delle peculiarità individuali. Come sottolineano gli esperti di settore:
Le persone con piedi piatti trovano maggiore comfort grazie all’uso di scarpe stabili, ma rimangono sempre delle scarpe anti-pronazione generiche e non ortopediche.
– Redazione Per-Corsa.it, Guida alle scarpe running per piedi piatti
La decisione deve essere guidata da un’analisi funzionale. Se la pronazione è leggera e non causa dolori ricorrenti, una scarpa A4 può essere sufficiente. Se invece gli infortuni (tendiniti, dolore al ginocchio, fascite) sono frequenti o se il piede piatto è associato ad altre problematiche, l’investimento in un plantare su misura diventa un atto di prevenzione cruciale.
| Caratteristica | Soletta Ortopedica | Scarpa Antipronazione A4 |
|---|---|---|
| Costo medio | €80-200 (su misura) | €100-150 |
| Durata | 12-18 mesi | 600-800 km |
| Personalizzazione | 100% su misura | Standard per categoria |
| Adatta per | Piede piatto severo, squilibri complessi | Pronazione lieve-media |
| Combinabile con | Scarpe neutre (A3) | Sconsigliato con altre correzioni |
L’errore di passare a un drop zero quando hai il tendine d’Achille corto o infiammato
Negli ultimi anni, la filosofia del “natural running” ha popolarizzato le scarpe a drop zero, ovvero senza differenziale di altezza tra tallone e avampiede. L’idea è quella di promuovere un appoggio più naturale, sul mesopiede, riducendo l’impatto sul tallone. Sebbene questo approccio possa avere benefici, per un runner con una storia di tendinopatia achillea o con un tendine d’Achille fisiologicamente corto, una transizione brusca a un drop zero o molto basso (0-4 mm) è estremamente pericolosa. Non è un caso che la tendinopatia achillea sia un infortunio molto diffuso, con dati che indicano che fino al 52% degli atleti di alto livello ne soffre, con un’alta incidenza tra i runner amatoriali.
Un drop tradizionale (8-12 mm) solleva leggermente il tallone, riducendo la tensione e l’allungamento richiesto al tendine d’Achille e al polpaccio durante ogni falcata. Passare a un drop zero costringe queste strutture a lavorare in un range di movimento molto più ampio e sotto un carico eccentrico maggiore. Se il complesso polpaccio-tendine non è preparato, forte ed elastico, il sovraccarico funzionale è inevitabile e porta a micro-lesioni e infiammazione. L’errore non è nel drop zero in sé, ma nella mancanza di una transizione progressiva e di un condizionamento muscolare adeguato.
Per chi soffre di alluce valgo, un drop più basso può essere benefico perché favorisce un appoggio più avanzato, riducendo la pressione sulla fase di spinta finale che grava sull’articolazione dell’alluce. Tuttavia, questo beneficio non deve mai essere perseguito a scapito della salute del tendine d’Achille. È fondamentale effettuare una transizione graduale e monitorata.
- Inizia camminando: Usa le nuove scarpe a drop basso solo per camminare nella vita di tutti i giorni per almeno due settimane.
- Rinforza i polpacci: Inserisci quotidianamente esercizi specifici come i sollevamenti eccentrici sui talloni (calf raises) per preparare i tendini.
- Alterna le scarpe: Per i primi 100-150 km di corsa, alterna le scarpe a drop basso con le tue scarpe tradizionali. Non fare due uscite consecutive con le nuove scarpe.
- Parti da superfici morbide: Inizia a usare le scarpe a drop basso su erba o sterrato leggero per ridurre l’impatto.
- Aumenta gradualmente: Incrementa il chilometraggio con le nuove scarpe non più del 10% a settimana.
- Ascolta il tuo corpo: Al primo segnale di dolore o rigidità anomala al tendine d’Achille o al polpaccio, fermati e torna a un modello con drop più alto.
Il drop non è un parametro da scegliere in base alla moda, ma in base alla propria storia clinica e alla propria struttura anatomica. Ignorarlo è una delle vie più rapide verso l’infortunio.
Quando inserire la scarpa nuova negli allenamenti lunghi per evitare vesciche da sfregamento?
L’entusiasmo per una scarpa nuova può portare a un errore fatale: indossarla per la prima volta per un allenamento lungo o, peggio, per una gara. Ogni nuova scarpa, anche dello stesso modello che usiamo da anni, ha bisogno di un periodo di “rodaggio” (break-in). Questo processo non serve tanto a “smollare” la scarpa, quanto a permettere al piede di adattarsi a micro-differenze nella tomaia, nell’intersuola e nella calzata, e a identificare eventuali punti di sfregamento prima che diventino vesciche debilitanti. Per chi ha un alluce valgo o un piede dalla forma particolare, questo passaggio è ancora più critico.
La timeline per il rodaggio è strategica, specialmente in preparazione di un evento. Un errore comune tra i runner amatoriali è quello di cambiare le scarpe troppo tardi, quando quelle vecchie sono completamente usurate e hanno superato gli 800-1000 km, aumentando il rischio di infortuni da scarso ammortizzamento.
Studio di caso: Timeline di rodaggio per la Maratona di Roma
Consideriamo un runner che prepara la Maratona di Roma a marzo. L’esperienza mostra che attendere l’ultimo mese per comprare le scarpe da gara è un rischio enorme. La strategia corretta prevede di acquistare il nuovo paio entro gennaio. Il rodaggio inizia indossandole in casa per qualche ora per verificare la presenza di punti di pressione anomali, specialmente sull’alluce valgo. Successivamente, si utilizzano per 2-3 uscite brevi (5-8 km) su percorsi familiari. Solo dopo aver accumulato almeno 50-80 km senza problemi, la scarpa può essere considerata “pronta per la gara” e può essere testata su uno degli ultimi allenamenti lunghi, ma mai l’ultimissimo. In questo modo, c’è ancora tempo per fare aggiustamenti o, in casi estremi, tornare al vecchio paio se la nuova scarpa si rivela inadatta.
Il principio è semplice: mai nessuna novità il giorno della gara, e questo vale soprattutto per le scarpe. Il rodaggio non è una perdita di tempo, ma una polizza assicurativa contro il dolore e la delusione. Una vescica sull’arco plantare o sull’alluce al 15° chilometro di una maratona può trasformare un sogno in un incubo. Per questo, è anche saggio praticare la rotazione di due paia di scarpe, in modo da avere sempre un modello già rodato e pronto all’uso.
Ammortizzazione estrema o reattività: cosa salva davvero i tendini sull’asfalto rovente?
L’asfalto è la superficie di corsa più comune, specialmente in Italia, dove dati recenti mostrano che circa il 77% dei corridori corre prevalentemente su fondi duri. Questo ha alimentato il dibattito tra due filosofie di intersuola: massima ammortizzazione (maximalist) per assorbire l’impatto, o maggiore reattività per una corsa più efficiente. Per un runner con alluce valgo o piedi piatti, la risposta non è univoca e il mantra “più ammortizzazione è meglio” può essere fuorviante.
Un’ammortizzazione estrema, data da schiume molto morbide e spesse, può dare una sensazione iniziale di grande comfort, ma spesso va a scapito della stabilità. Per un piede piatto che tende a iperpronare, sprofondare in un’intersuola troppo cedevole può accentuare l’instabilità, costringendo i tendini e i muscoli del piede e della caviglia a un super lavoro per controllare il movimento. Questo può portare a tendiniti tibiali o peroneali. D’altra parte, una scarpa troppo secca e reattiva, sebbene più stabile ed efficiente, potrebbe non offrire una protezione sufficiente dall’impatto ripetuto sull’asfalto, stressando articolazioni e tendini.
La soluzione risiede in un equilibrio intelligente. Per l’alluce valgo, una caratteristica tecnica spesso più importante della sola ammortizzazione è la geometria “rocker” della suola. Un rocker pronunciato (una forma curva, a dondolo) aiuta a guidare la transizione tacco-punta, riducendo la necessità di una flessione estrema dell’avampiede durante la fase di spinta. Questo diminuisce drasticamente lo stress sull’articolazione metatarso-falangea dell’alluce, offrendo un sollievo significativo. Modelli che combinano un’ammortizzazione protettiva ma stabile con una geometria rocker sono spesso ideali.
La Altra Paradigm 5 è una scarpa consigliata soprattutto per chi ha la pianta larga e chi soffre di alluce valgo. La geometria rocker della suola riduce la flessione dell’avampiede, offrendo un enorme sollievo durante la fase di spinta. La conosco dal 2012: è una garanzia per questo tipo di problematiche.
– Gabriele Bonuomo, Outdoor Web
In sintesi, non bisogna cercare l’ammortizzazione massima, ma l’ammortizzazione funzionale: una schiuma che protegga dall’impatto senza compromettere la stabilità, possibilmente abbinata a una geometria rocker che faciliti la rullata e scarichi le articolazioni problematiche.
Perché il dolore che scompare a caldo è il più pericoloso per i tendini?
È uno scenario fin troppo familiare: inizi a correre e senti un fastidio al tendine d’Achille o sotto l’arco plantare. Dopo i primi 10-15 minuti di riscaldamento, il dolore sembra svanire, quasi per magia, e completi l’allenamento sentendoti bene. Sfortunatamente, questo non è un segno di guarigione, ma il segnale d’allarme più insidioso e pericoloso di un infortunio tendineo incipiente. Ignorarlo è la via più rapida verso una lesione cronica o una rottura.
Il meccanismo è puramente fisiologico. Durante il riscaldamento, l’aumento del flusso sanguigno nella zona ha un effetto analgesico temporaneo e rende i tessuti più elastici. Questo maschera il dolore, ma non risolve il problema di fondo: le micro-lesioni presenti nelle fibre del tendine. Continuando a correre, queste micro-lesioni si aggravano. Il dolore che “scompare a caldo” indica tipicamente i primi stadi di una tendinopatia (infiammazione del tendine) o di una fascite plantare. Come avverte l’esperto Daniel Garcia, riconoscere la natura di questo dolore è fondamentale.
Il dolore che scompare a caldo in caso di alluce valgo può essere un’infiammazione della borsa sinoviale (borsite) o una tendinite tibiale posteriore incipiente per il piede piatto. Riconoscerlo è fondamentale.
– Daniel Garcia, RUNNEA Magazine
Continuare ad allenarsi su questo tipo di dolore significa “correre sulla lesione”, trasformando un problema gestibile in una patologia seria che richiederà settimane o mesi di stop. La gestione corretta dipende dalla severità del dolore percepito a freddo (prima di iniziare a correre o al mattino appena scesi dal letto).
- Dolore 1-3/10 (leggero fastidio): Puoi continuare a correre, ma devi monitorare attentamente la situazione. Riduci leggermente l’intensità e il volume, applica ghiaccio per 15 minuti dopo ogni allenamento e introduci esercizi di stretching e rinforzo eccentrico.
- Dolore 4-6/10 (dolore definito): È un segnale di allarme. Riduci il volume di corsa del 50% e sostituisci con attività a basso impatto (nuoto, bici). Concentrati seriamente su esercizi eccentrici specifici per il tendine interessato.
- Dolore >6/10 (dolore forte che altera la corsa): Stop immediato alla corsa. Non è negoziabile. Consulta un fisioterapista o un medico sportivo. Continuare a correre è estremamente rischioso.
Il dolore non è un nemico da ignorare, ma un messaggero. Imparare a decifrare i suoi segnali è la più grande abilità che un runner possa sviluppare per garantirsi una carriera lunga e priva di infortuni.
Da ricordare
- La misura corretta di una scarpa da running richiede almeno 1 cm di spazio tra l’alluce e la punta, misurato a fine giornata.
- Un drop basso (0-4 mm) è pericoloso per chi ha un tendine d’Achille corto o infiammato e richiede una transizione estremamente graduale.
- Il dolore che scompare con il riscaldamento non è un buon segno, ma un sintomo di micro-lesioni tendinee che, se ignorate, portano a infortuni seri.
I 3 segnali sottili che il tuo corpo ti invia 2 settimane prima di un infortunio serio (e che tu ignori)
Un infortunio serio raramente arriva all’improvviso. Di solito è il culmine di un processo di sovraccarico che il corpo ha segnalato per giorni, o addirittura settimane, attraverso segnali sottili che spesso ignoriamo, attribuendoli a una normale stanchezza. Imparare a riconoscere questi “segnali premonitori” è come avere un sistema di allerta precoce che può salvare la nostra stagione sportiva. Per un runner con alluce valgo o piedi piatti, questi segnali sono ancora più specifici e preziosi.
Il primo segnale è un cambiamento nella qualità del dolore. Non si tratta più del classico indolenzimento muscolare post-allenamento (DOMS), ma di un dolore più acuto, localizzato, che magari si presenta al mattino appena scesi dal letto (tipico della fascite plantare) o che persiste a riposo. Per l’alluce valgo, questo può manifestarsi come un arrossamento persistente dell’articolazione o un formicolio al dito grosso anche ore dopo la corsa. Per il piede piatto, un dolore sordo all’interno della caviglia o un affaticamento anomalo dell’arco plantare sono campanelli d’allarme.
Il secondo segnale è la rigidità asimmetrica. Ti accorgi che una caviglia è più rigida dell’altra al mattino, o che un polpaccio impiega più tempo a “sciogliersi” durante il riscaldamento. Questa asimmetria indica che una parte del corpo sta lavorando in modo anomalo per compensare uno squilibrio, spesso legato alla pronazione del piede piatto che si ripercuote sulla catena cinetica. Un consumo visibilmente più accentuato sul lato interno della suola di una scarpa è la prova tangibile di questo squilibrio.
Il terzo segnale, forse il più ignorato, è una sensazione di instabilità o debolezza. Potresti sentire la caviglia “cedere” leggermente su terreni irregolari o avere la sensazione di non avere pieno controllo durante la fase di spinta. Questo indica che i muscoli stabilizzatori sono affaticati e non riescono più a svolgere il loro lavoro di protezione. Per prevenire che questi segnali si trasformino in un infortunio, è fondamentale inserire una routine di esercizi di pre-abilitazione:
- Short Foot Exercise: Da seduto o in piedi, contrai l’arco plantare cercando di “accorciare” il piede senza arricciare le dita. Rinforza i muscoli intrinseci del piede.
- Calf Raises Eccentrici: Sali sulla punta di entrambi i piedi, poi scendi lentamente contando fino a 5 solo su un piede. Fondamentale per la salute del tendine d’Achille.
- Toe Spreads (divaricazione delle dita): Prova ad allargare le dita dei piedi il più possibile. Migliora il controllo neuromuscolare dell’avampiede.
Ascoltare il corpo non è un atto di debolezza, ma di intelligenza. Un giorno di riposo o un allenamento più leggero in risposta a un segnale premonitore è un investimento che previene settimane di stop forzato.
Valuta oggi stesso la tua biomeccanica e smetti di correre “sul dolore”. La tua prossima corsa senza fastidi inizia con una scelta consapevole, non con una scarpa a caso. Integra questi controlli e questi esercizi nella tua routine e trasforma la gestione del tuo piede da un problema a un punto di forza.